Casa Editrice Nord - La Bibbia del Diavolo

Editoriali

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La Bibbia del Diavolo La Bibbia del Diavolo

La Bibbia del Diavolo

Un thriller soprannaturale con salde radici nel passato

Browne Robertdi Robert Browne



Riporto anche qui un'intervista rilasciata al portale Infinitestorie.it, a cura di Marco Marangon.

L'eterna lotta tra il bene e il male è al centro del thriller soprannaturale di Robert Browne. La vicenda si svolge quasi interamente ai giorni nostri, ma affonda le radici nel passato. Un ruolo non trascurabile è svolto nei Sei custodi dal poeta John Milton, vittima di una maledizione che lo costringe a una cecità perenne. Dopo aver profuso ogni energia nella ricerca delle pagine mancanti del Codex Gigas (meglio conosciuto come "Bibbia del Diavolo") I'autore del "Paradiso perduto" si trova all'improvviso catapultato in un mare di tenebre. Un nero sipario cala anche sulle sette pagine maledette finché, secoli dopo, l'agente speciale Bernadette Callahan e il professore Batty LaLaurie si trovano a seguire una pista che ha l'odore inconfondibile dello zolfo. I crimini su cui sono chiamati a indagare mostrano forti legami con il capolavoro di Milton. Il segreto custodito dalle sette pagine perdute è forse sul punto di essere svelato. Abbiamo rivolto alcune domande all'autore.

D. Come le è venuta l'idea di servirsi del "Paradiso perduto" come punto di partenza per un thriller?

R. Mi è venuta riflettendo sul tipo di personaggio che meglio avrebbe potuto incarnare il male in un romanzo. Gli angeli caduti del capolavoro di Milton calzavano a pennello per quel ruolo. Prima di cominciare a scrivere I sei custodi non avevo grande familiarità con il "Paradiso perduto" - soltanto qualche reminiscenza scolastica - ma quando mi sono messo a esplorare a fondo il mondo letterario di Milton sono rimasto affascinato dalle sue intuizioni e dall'uso del linguaggio. L'operazione compiuta da Milton è stata quella di "umanizzare" Satana e i suoi seguaci, raffigurandoli non come malvagi assoluti, ma come creature umane con sentimenti contraddittori verso il loro atto di ribellione. Ritenevo che questa complessità interiore si prestasse bene ai miei scopi.

D. Anche se siamo in un'epoca dominata dal razionalismo, la presenza di Satana è ancora rilevante nell'immaginario collettivo. Le sette si moltiplicano e i preti esorcisti affermano che i casi di possessione sono in crescita. Come spiega il perdurare di questo mito?

R. Penso che gli uomini abbiano bisogno di cercare bersagli su cui riversare il loro biasimo, capri espiatori cui attribuire la causa di tutte le orribile cose che accadono nel mondo quotidianamente. Gettare questo fardello sulle spalle di un unico essere - che è malvagità allo stato puro e che, potenzialmente, può essere annientato - in un certo senso ci aiuta a dormire sonni più tranquilli e ci restituisce speranza.

D. I thriller esoterici - soprattutto quelli con riferimenti al Cristianesimo - stanno conoscendo grande popolarità. Poiché il mercato editoriale offre un'ampia scelta di titoli per gli appassionati del genere, su quali aspetti del suo libro insisterebbe per invogliare il lettore all'acquisto?

R. Innanzitutto una precisazione. Non me la sento di etichettare I sei custodi come thriller esoterico di ispirazione cristiana. È vero che alcune vicende, a partire da quella dei Custodi e della Bibbia del Diavolo, sono associate a una particolare religione, tuttavia, con il trascorrere delle pagine, ci si allontana parecchio dalla dottrina classica; come sostiene anche il professore LaLaurie a un certo punto del romanzo, quello che sta accadendo nel loro mondo non riguarda una religione specifica. Ho attribuito alle creature che popolano I sei custodi, certe caratteristiche per consentire al lettore di familiarizzare subito con loro. Aggiungo però che i miti sono rielaborati e si discostano da quelli tramandati dalla tradizione. San Michele, ad esempio, non è un arcangelo, ma soltanto un altro angelo caduto, consapevole di aver commesso un grave sbaglio quando si è ribellato al volere di Dio e pronto ora a redimersi. Pensavo fosse più interessante - come fece a suo tempo Milton - ragionare su queste creature in termini di umanità.

D. Posso chiederle qual è il suo punto di vista sulla religione cristiana?

R. Quello che penso del Cristianesimo si può applicare un po' a tutte le dottrine. Ritengo che lo scopo principale di ogni religione sia offrire consolazione, cercare di spiegare l'inspiegabile e aiutare le persone a trovare un senso per la loro vita quando si sentono andare alla deriva. È una sirena cui è difficile resistere perché ci richiama a bisogni autentici che tutti noi avvertiamo. Penso anche che parecchi uomini usino la religione come un mezzo per inseguire scopi personali e quegli scopi non sempre sono buoni. È necessario fare grande attenzione quando qualcuno ci dice in che modo dobbiamo pensare e comportarci per essere benvoluti da Dio.

D. Nel romanzo si respira un forte senso di angoscia e di pericolo imminente. L'umanità sembra condannata a un destino di rovina. Si sente pessimista verso il futuro del pianeta?

R. No. È difficile essere pessimisti sulle sorti di un pianeta che esiste da quattro miliardi di anni. Quanto al futuro del genere umano, qualche volta mi preoccupa la direzione che stiamo prendendo, ma ogni generazione è in pensiero per ciò che verrà. Malgrado i timori, in un modo o nell'altro, continuiamo a sopravvivere.

D. Prima di leggere il suo libro, non conoscevo l'esistenza dei cosiddetti "favelas tour", le visite guidate nelle zone più disagiate di Rio. L'agente Bernadette Callahan, uno dei personaggi principali, manifesta una violenta repulsione per questa forma di turismo. Lei cosa ne pensa?

R. Ogni tanto amo servirmi di alcuni personaggi per esprimere il mio punto di vista. Qualche volta mi diverto invece a elaborare concetti che sono in antitesi con quello che penso. In questo caso, c'è perfetta identità di vedute tra me e l'agente speciale Callahan. Quelle gite sono disgustose. È puro voyeurismo. C'è chi sottolinea i vantaggi derivanti da questo tipo di turismo per gli stessi abitanti delle favelas, ma penso che esistano altri modi per offrire aiuto senza trattare uomini indigenti al pari di animali in uno zoo.

D. L'altro grande protagonista del romanzo è Batty LaLaurie, studioso di teologia e letteratura. Quando Batty incontra l'agente Callahan, sfoggia tutta quanta la sua erudizione, raccontando affascinanti leggende. Mi riferisco in particolare a quella di San Cristoforo narrata nella "Legenda Aurea" di Jacopo da Varazze. Di che si tratta?

R. Jacopo da Varazze fu arcivescovo di Genova, autore di una ricca raccolta di storie sui santi cristiani. Una di queste riguarda San Cristoforo, che, secondo la credenza popolare, aiutò Gesù ad attraversare un fiume pericoloso portandoselo in spalla. Per questo motivo è venerato come santo protettore dei viaggiatori. Ma la leggenda di San Cristoforo è anche paradigmatica della conversione di un non credente: non a caso i Guardiani del mio romanzo indossano una medaglia con l'effigie del santo. Ogni Guardiano ha compiuto un viaggio salvifico e il loro scopo è proteggere chi ambisce a seguire un percorso di redenzione.

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