Casa Editrice Nord - Libri segreti e dissezioni umane

Editoriali

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Libri segreti e dissezioni umane Libri segreti e dissezioni umane

Libri segreti e dissezioni umane

Un thriller mozzafiato nel cuore della Norvegia

Brekke Jorgendi Jorgen Brekke



Riporto anche qui un'intervista rilasciata al portale Infinitestorie.it, a cura di Marco Marangon.

La biblioteca dell'anatomista è un thriller ambientato in larga misura ai giorni nostri, ma con salde radici nella storia. Il curatore dell'Edgar Allan Poe Museum è sul punto di riscattare una carriera accademica piuttosto anonima grazie a una prodigiosa scoperta. Ha raccolto infatti indizi significativi su una serie di crimini commessi secoli prima in Norvegia da un antesignano dei moderni serial killer. Le sue ricerche vengono però interrotte quando un uomo penetra nel museo e lo uccide con brutalità. Qualche tempo dopo, un omicidio altrettanto efferato, insanguina la Norvegia. Che cosa lega i due crimini? Perché l'assassino viaggia in continenti diversi alla ricerca di vittime da scuoiare? La risposta è forse contenuta in un enigmatico manoscritto del '500, il Libro di Johannes, che rivela una conoscenza dell'anatomia umana sbalorditiva per l'epoca. Abbiamo intervistato l'autore.

D. Come nasce l'idea di costruire un thriller attorno a libri antichi e dissezioni umane?

R. Nella città in cui vivo - Trondheim - sorge una rinomata biblioteca universitaria che ospita una ricca collezione di libri antichi. I volumi di maggior pregio non sono accessibili al pubblico, ma sono custoditi in una stanza blindata. L'immagine di tutti quei libri celati alla vista, in un certo senso "sepolti vivi", mi ha spinto a scrivere una storia che avesse a che fare con testi antichi e cose nascoste. È questo il filo conduttore della Biblioteca dell'anatomista. La trama è imperniata su vite e cose nascoste: libri segreti, un tumore in testa, la conoscenza del corpo umano e i segreti di un assassino. Ho sempre avuto un morboso interesse per le dissezioni umane dell'antichità. Mi attira il contrasto tra la bruttezza dell'atto e la bellezza della conoscenza che ne deriva.

D. Lei traccia una breve storia dell'anatomia dai tempi del medico greco Galeno fino agli studi rivoluzionari di Vesalio nel '500. Di quale cambiamento fu portatore Vesalio e che cosa può dirci in merito ai tabù contro cui lottò?

R. Nell'Europa del '500 i tabù religiosi erano radicati un po' ovunque. L'autorità degli scritti di Galeno non era mai stata messa in discussione. Vi erano luoghi in cui si praticavano dissezioni, ma gli scienziati non partecipavano mai all'incisione. Erano sempre i barbieri a impugnare i coltelli e a praticare i tagli. A un certo punto però la comunità accademica si sbarazzò delle certezze consolidate e in età rinascimentale gli studiosi arrivarono a sfidarle apertamente. Si cominciò a respirare un'atmosfera liberale e le leggi stesse favorirono la scienza. Ad esempio nella Repubblica di Venezia. L'università di Padova, sotto la legislazione veneziana, costituiva un formidabile polo di attrazione per scienziati dalle idee innovative. Uno di questi fu Vesalio, che volle compiere in prima persona le dissezioni. Era lui che teneva i coltelli e incideva. Questo lo condusse a fare nuove scoperte in aperto contrasto con l'autorità degli antichi. Le sue tavole anatomiche erano davvero dettagliatissime. Fu un passo decisivo nella storia della conoscenza dell'anatomia umana.

D. Cos'è un teatro anatomico?

R. Un auditorium di forma circolare, costruito allo scopo di mostrare le dissezioni al pubblico. Solitamente aveva grandi finestre alla sommità per far entrare più luce possibile. Al centro della struttura, tra file di panche, si trovava il tavolo autoptico. I teatri anatomici, all'inizio provvisori, divennero per la prima volta edifici permanenti in Italia sul finire del '500. In seguito si diffusero nelle università di tutta Europa. Soltanto un numero esiguo di queste strutture è giunto intatto fino ai giorni nostri. La più importante si trova a Padova.

D. La biblioteca dell'anatomista si segnala per la continua alternanza di piani temporali. È stato più divertente ricostruire la Norvegia del '500 o raccontare i crimini perpetrati nell'America di oggi?

R. È difficile rispondere perché i due segmenti della trama sono intrecciati così strettamente da essere indivisibili. Entrambe le parti mi hanno procurato grandi soddisfazioni. Penso però che il vero motore della storia si trovi nel passato.

D. Uno degli omicidi ha luogo presso l'Edgar Allan Poe Museum. Le allusioni allo scrittore di Boston sono molteplici. Poe non è però un personaggio del suo romanzo. Come mai?

R. Non c'è, ma è come se ci fosse. O, per meglio dire, penso che il genere stesso della crime fiction abbia il peso di un personaggio nell'economia della storia. Mi sono servito di quel tipo di letteratura come sottotesto o, per dirla alla Poe, come una corrente sotterranea. Un po' come le parole semicancellate di un antico palinsesto.

D. I lettori s'imbatteranno in due detective completamente diversi (per sesso, provenienza geografica, personalità e tecniche investigative). Vuole presentarci Felicia Stone e Odd Singsaker?

R. Odd Singsaker è un ispettore della polizia norvegese. È un uomo vicino alla sessantina, reduce da un'operazione chirurgica al cervello. La malattia - un tumore - lo ha cambiato. Al detective serio e affidabile subentra un uomo con deficit di memoria e non sempre concentrato, un investigatore un po' stravagante che punta tutto sull'intuito. Tenacia e senso dell'umorismo sono invece quelli di sempre. Felicia Stone è molto più giovane di lui. È una poliziotta di Richmond, Virginia, dove avviene il primo omicidio. Una donna piuttosto malinconica, con una forte inclinazione all'umorismo nero. Da parecchio tempo non ci sono uomini nella sua vita. Nel suo passato si nascondono terribili segreti.

D. C'è un personaggio del suo romanzo, Siri Holm, che ha una grande passione per i polizieschi. Siri è abilissima nell'individuare i colpevoli e sembra conoscere tutti i segreti dei giallisti, ad esempio la cosiddetta "Regola del Terzo". Di che si tratta?

R. Secondo Siri Holm per individuare l'identità del colpevole, bisogna rivolgere un'attenzione particolare al primo terzo della storia. L'assassino è quasi sempre più visibile in quella parte. Successivamente viene messo nelle retrovie dall'autore. In tal modo la rivelazione finale della sua identità può avere sul lettore l'effetto di uno shock.

D. Come valutano gli abitanti di Trondheim la sua rappresentazione della città?

R. Trondheim non è una grande città, ma è pur sempre il terzo centro della Norvegia. È una città dal passato importante. Fu la meta privilegiata dei pellegrinaggi in questa parte d'Europa fino alla Riforma. La gente è orgogliosa di Trondheim e legge con piacere ciò che la riguarda. I miei concittadini hanno inoltre uno spiccato sense of humour e si sono divertiti nel leggere le mie curiose annotazioni. Certamente ci sono anche quelli che, dopo aver letto il mio libro, si sentono un po' meno sicuri quando passeggiano tra le vie della città. Se così non fosse, avrei fallito come autore di thriller.

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