Casa Editrice Nord - Siena, l'estate dei cavalli

Editoriali

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Siena, l'estate dei cavalli Siena, l'estate dei cavalli

Siena, l'estate dei cavalli

L'autrice racconta il Palio che ha ispirato il suo nuovo romanzo, La gemma di Siena

Fiorato Marinadi Marina Fiorato



L'estate, a Siena, è la stagione del Palio.

Il Palio di Provenzano del 2 luglio e il successivo Palio dell'Assunta del16 agosto rappresentano i due giorni più importanti dell'anno per la città di Siena. La preparazione di questi appuntamenti dura per tutto l'anno.
Quando ho iniziato a scrivere La gemma di Siena, mi è stato chiaro fin da subito che il Palio doveva essere il fulcro del romanzo.
Per 363 giorni all'anno, Siena è una città in attesa, sonnecchiante come un vulcano spento, ma pronta ad eruttare in un'esplosione di colori durante questi giorni così sospirati, quando dieci uomini a cavallo corrono attorno alla piazza centrale prendendo parte alla competizione più suggestiva di tutto il mondo.

Diciassette contrade, ognuna con il proprio simbolo, ognuna rappresentata da un animale - l'Aquila, la Giraffa, la Civetta - o da un emblema senese, la Torre, la Selva, il Nicchio. Ogni contrada corrisponde a una zona della città.
Durante i miei sopralluoghi ho scelto la contrada della Torre come ambientazione del mio romanzo e come casa del cavaliere che ne è protagonista. È una zona tranquilla, intitolata allo splendido campanile del Palazzo Pubblico di Siena, che d'estate proietta la sua ombra sulla città e, come una meridiana, segna il passare del tempo. È questa stessa torre che dà il via alla leggendaria competizione due volte all'anno, quando il Sunto, l'enorme campana alla sua sommità, batte le sette. La contrada della Torre è un dedalo di strade che si snodano alle spalle del Palazzo, e comprende una sinagoga, un mercato e alcuni bellissimi scorci delle colline toscane. Il simbolo dell'elefante è onnipresente, sempre con una torre caricata sul dorso, a voler rappresentare la forza della città.
Lo stesso elefante si ritrova rappresentato sulla targhe sui muri, sui lampioni e persino su una fontana di pietra, nell'unica piazza tranquilla. Dalle mura sventolano ovunque le bandiere della Torre, campo bordeaux coi raggi di sole bianchi e blu che circondano l'elefante e la torre, a significare che la gloria della Torre risplenderà a lungo quanto il sole. Sembra uscita dal Signore degli Anelli.
Visto che a Siena oggi il turismo è l'attività più importante, qualcuno potrebbe pensare che il Palio sia stato creato ad uso e consumo di turisti facoltosi.
Eppure, il Palio si terrebbe esattamente con le stesse modalità, con o senza turisti. Questi, infatti, anche se vengono sempre «adottati» dalla contrada in cui si trovano a soggiornare - che si guadagna qualche simpatia in più - non sono affatto necessari. Mi sono fatta molti nuovi amici a Siena e la gente del posto è stata molto amichevole, accogliente e sempre pronta ad aiutare nelle mie ricerche; ma un fatto rimane fuori di dubbio: il Palio è un avvenimento profondamente radicato nella città di Siena.

E infatti agli occhi di un estraneo tutta questa faccenda sembrerebbe assolutamente folle. Un anno di preparazione per un paio di corse di cavalli che durano più o meno settanta secondi ciascuna. In più, la prima volta che ci si trova a Piazza del Popolo, uno slargo a forma di conchiglia dal fondo scivoloso e che diventa caldissimo nella stagione del Palio, sembra impossibile credere che possa fungere da pista da corsa. La piazza, che in foto può sembrare pianeggiante, è invece molto in pendenza, soprattutto il semicerchio sul lato opposto al Palazzo. Per questa ragione, la curva di San Martino, una pericolosa sporgenza ad angolo retto che spunta nel percorso a metà della pista, viene assicurata con materassi e corde per ragioni di sicurezza.

Correre il Palio infatti poteva rivelarsi fatale. Nel 1720, molti uomini e molti cavalli sono morti durante la gara e più ancora nella confusione che ne è seguita; visto che la gara non era stata ufficialmente conclusa, il vincitore è stato determinato da una rissa che ha coinvolto l'intera città. Questi tragici eventi hanno spinto Violante di Bavaria, vedova Medici, governatrice di Siena ed eroina del mio romanzo, a dare una regolamentazione. I suoi editi del 1729 costituiscono l'insieme di regole secondo le quali il Palio si corre ancora oggi.
Tuttavia persino ai giorni nostri ogni edizione del Palio è seguita da proteste della stampa per la crudeltà verso gli animali, lo stesso tipo di clamore che segue ogni anno la Gran National, la manifestazione ippica più celebre d'Inghilterra, quando le telecamere danno ampio spazio al divertimento in gara, ma tengono gli obiettivi lontani dal telo che copre il corpo del favorito dell'anno precedente.

Il Palio può rappresentare una questione di vita o di morte anche in senso più filosofico. I due appuntamenti annuali del Palio scandiscono la vita di ogni Senese; i ricordi durano a lungo e le vittorie sono rare. Le contrade che non vincono da molti anni vengono chiamate nonni, mentre i fantini vincitori devono travestirsi con pannolini e cuffiette, con al collo enormi ciucciotti.
Questa immagine bizzarra di giovani nel pieno del loro vigore vestiti in questo modo sta a significare che la vittoria segna una rinascita. Un vero e proprio Rinascimento Italiano. Nel pluripremiato documentario del 2004 The Last Victory, il regista John Appel segue Egidio Mecacci, un anziano appartenente alla contrada della Civetta, nella preparazione di quello che lui teme possa essere il suo ultimo Palio. Il suo più grande desiderio è che la sua amata Civetta vinca, così che lui possa rinascere prima della sua morte. Bene, nel 2009, l'anno in cui ho inziato a scrivere il libro, la Civetta ha vinto. Spero solo che Egidio fosse ancora vivo per vederlo.

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